To Do: "Degli Imprinting - Lab IV prof. Antonino Saggio"
IMPRINTING
Ho diversi luoghi della memoria dovuti alla mia infanzia da
girovaga. La mia città natale è Cuneo ma ho pochi ricordi di essa perché ci ho
vissuto per cinque o forse sei anni. I miei parenti si trovano divisi tra
Rivoli (provincia di Torino) e Gaeta (provincia di Latina) ed è tra
queste due città e successivamente Roma che ho trascorso la mia vita.
Il luogo che riaffiora spesso alla mia memoria e del quale
sento la mancanza è la casa dei miei nonni a Rivoli, forse perché a essa
sono ricollegati tutti i natali di cui ho memoria o forse per l’aria fresca che
si respira, quella che quando la butti fuori lascia la scia.
La città, Rivoli, ha origini antiche, conserva monumenti che
hanno scandito lo scorrere del tempo, reca nelle sue terre le tracce
dell’impegno degli uomini che le hanno coltivate. Poi trasformate, per
adattarle a esigenze sempre diverse. Si sviluppa sulla collina Morenica è
attraversata dalla “Strada delle Gallie”, strada romana consolare fatta
costruire da Augusto che da Torino porta alla Francia e che costituisce uno dei
principali tracciati della Via Francigena, via storicamente percorsa da
pellegrini, mercanti ed eserciti, ancor oggi meta del turismo religioso. Fu la
sede della residenza di Emanuele Filiberto I di Savoia, il quale fece costruire
il Castello di Rivoli, ricostruito nel 1711 con Vittorio Amedeo II, dopo i
ripetuti assedi da parte dei Francesi, dall’architetto Filippo Juvarra. Tra la
fine del 1800 e la prima metà del 1900, Rivoli fu uno dei luoghi privilegiati
di residenza estiva della nobiltà e dell’alta borghesia torinese: ciò portò
alla costruzione di eleganti ville dal notevole valore architettonico. Con il
boom economico del secondo dopo guerra, Rivoli si trasformò da centro
prevalentemente agricolo a città a vocazione industriale e manifatturiera con
un notevole incremento della popolazione. Un cambiamento che ha investito, in
modo particolare, le zone a ridosso del grande stradone che collegava Rivoli a
Torino, chiamato poi corso Francia. Ampie terre, una volta coltivate, ricche di
vigneti, sono state a poco a poco trasformate e modificate in centri
residenziali, servizi e attività commerciali e industriali.
I miei nonni Teresa e Angelo entrambi siciliani precisamente
di Licata sono emigrati al nord per cercare una stabilità che al tempo era
difficile da trovare al sud. Nonno Angelo è sempre stato un muratore amante del
suo lavoro e sempre pronto a dare una mano anche in età avanzata, nonna Teresa,
invece, è una cuoca eccezionale da buona siciliana e inoltre ha lavorato per
molti anni come sarta.
La casa dei miei nonni è un semplice appartamento
all’interno di una palazzina in cemento armato realizzata tra gli anni 60 e 70,
caratterizzata da servizi commerciali e centri commerciali al piano terra e
abitazioni ai cinque piani superiori. Entrando nella palazzina dal portone
rosso fuoco, che caratterizza tutte le palazzine del quartiere, ci si ritrova
davanti una scalinata e salendola al primo piano si trova l’ingresso
dell’appartamento. La casa all’interno è molto semplice si compone di atrio,
salone, una camera da letto, una cucina e un bagno. È stata la casa in cui mia
mamma, il fratello e le sue sorelle sono cresciuti.
L’abitazione presenta un doppio affaccio da un lato sulle
altre palazzine e dall’altro lato su una piazza. Piazza che è stata sempre
luogo di ritrovo delle persone anziane, luogo che adoravo osservare dalla
finestra del salone di casa dei nonni, adoravo guardare come le persone anziane
passavano ore e ore a chiacchierare o giocare a carte e a farsi compagnia, tra
quelle persone c’era sempre mio nonno, re della socializzazione da buon
siciliano qual era.
Il sabato mattina le strade circostanti la palazzina in cui
abitano i miei nonni, diventano sede di un mercato rionale settimanale e si
popolano di gente di tutte le età che vanno alla ricerca dell’offerta migliore,
ricordo che mi svegliavo con i rumori dei furgoncini che arrivavano e con le
chiacchiere delle persone.
Ricordo i pomeriggi passati ad ascoltare i racconti del nonno e le battute in dialetto che si scambiavano i miei nonni, stuzzicandosi in modo simpatico a vicenda. Chiudendo gli occhi la prima cosa che mi viene in mente è lo “ciàuru” di cucinato che si sente ogni volta che si varca l’ingresso, quel profumo che ti fa venire l’acquolina in bocca anche solo pensandolo.
Ho moltissimi ricordi legati a questo posto e ogni volta che ci torno è sempre una grande gioia, è come se vedessi quella città e quella casa con gli occhi di me bambina.
Caratteristiche dell'imprinting: Austera e Accogliente
Schizzo del luogo della memoria
Una delle caratteristiche che ipotizzo di riportare all'interno del mio progetto è quella della piazza, intesa come luogo d'incontro, dove le persone si scambiano le proprie emozioni e conoscenze, dove i bambini possono giocare e riappropriarsi degli spazi che la pandemia gli ha sottratto e dove svolgere attività.
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