To Do: Partnership al progetto

 


Il primo “partner” del progetto è la dottoressa Stefania Del Borgo, Assistente Sociale presso A.O.U. S. Andrea Roma, che si occupa di persone con disagio psichico e familiare che hanno avuto accesso al servizio sanitario.

Gentile Dottoressa, grazie avermi dato la possibilità d’intervistarti! Inizio col chiederti, quali sono le problematiche che più spesso affronti nel tuo lavoro?

Nel corso degli anni le patologie psichiche non gravi sono state confinate alle famiglie e a specialisti sul territorio limitando il ricovero solo ad alcuni casi molto selezionati. Purtroppo, alcuni casi sono al confine tra le due situazioni e il contesto familiare, in alcuni casi, non riesce a far fronte alle situazioni che queste persone creano. Quando questi soggetti finiscono in ospedale per alti motivi, dopo il ricovero non vi sono strutture che lo accolgono o punti di ascolto clinico e la famiglia oppone resistenza al ritorno a casa, in queste situazioni entrano in attività gli Assistenti Sociali.

Quali sono gli ostacoli che incontri nell’affrontare le situazioni in cui le persone presentano difficoltà mentali?

Sono varie e articolate, ma direi che la principale per impegno e frequenza è la gestione del rientro a casa per le persone con comportamenti aggressivi e asociali che la famiglia non riesce a gestire serenamente e con competenza.

Negli anni hai notato un aumento di richieste di aiuto in questo settore?

Si, in particolare l’infezione da Covid19, con la conseguente pandemia, ha favorito la solitudine forzata e la paura della malattia, ha slatentizzato quelle situazioni di disagio mentale lieve e alimentato paure e ansie che hanno determinato un aumento di richieste d’aiuto in particolare tra gli adolescenti.

Il mio progetto “UgualMENTE”, Oasi per la salute mentale e di ascolto contro il bullismo, nasce con lo scopo di favorire l’integrazione tra malati e società così che la tematica sia sempre meno un tabù e che chiunque vive un disagio possa trovare conforto negli altri. Cosa ne pensi? Quali attività secondo te andrebbero variate e quali integrate?

Il progetto è molto interessante e innovativo! Anche all’interno della comunità Europea è molto sentito questa necessità, come ho colto ai vari congressi internazionali a cui ho partecipato. Credo che il programma progettuale sia ben sviluppato e articolato soprattutto dal punto di vista delle tante attività che si possono svolgere all’interno della struttura e per gli spazi multifunzione che si possono adattare a esigenze che nel tempo dovessero sorgere.

Pensa che la posizione geografica in cui sorge la struttura sia stata una buona scelta?

Mi è piaciuta molto la posizione e l’ambiente circostante, ben lontana da ambienti spesso tristi, decadenti e a volte dislocati in strutture obsolete, in piani bassi, bui e anaffettivi dove la persona percepisce un senso di oppressione e vi accede con riluttanza. Il tuo progetto oltre ad avere una distribuzione orizzontale presenta ampi spazi verdi, percorsi e punti di veduta dove lo sguardo può spaziare e la persona sentirsi libera e rasserenata in un paesaggio naturale in cui l’acqua e il suo lento fluire stimolano un naturale senso di serenità. Ovviamente sarà importante che la struttura sia ben collegata con la città, si mantenga in buone condizioni e non manifesti un aspetto troppo “sanitario” poiché deve essere percepita come luogo di cura ma anche come luogo di socialità dove la persona/paziente accede vivendolo come un ambiente proprio in cui incontrare professionisti ma anche trascorrervi del tempo in serenità.




Il secondo partner scelto è la Professoressa Barbara Puri vicepreside del liceo “De Sanctis” situato in via cassia 931 in Roma che nel suo lavoro affronta, tra i compiti istituzionali, il problema del bullismo nella scuola. 

Salve Prof. Grazie per il tempo che mi sta dedicando su un argomento così delicato.

Grazie a te per avermi invitato a esprimermi in questa intervista su un argomento che mi sta molto a cuore. Il bullismo, infatti, è un problema grave e delicato del quale si parla sempre più spesso associato all’altrettanto grave fenomeno del cyberbullismo.

La scuola purtroppo è il primo ambiente in cui si manifesta questo fenomeno e le statistiche ISTAT dicono che il 20% degli alunni tra gli 11 e i 17 anni subisce qualche episodio offensivo o violento da parte di coetanei e di queste vittime il 22% è stata soggetta a cyberbullismo.

 

Come si può descrivere il fenomeno?

Le problematiche sono tante ma si può iniziare a semplificare il problema con una prima importante suddivisione tra vittima e bullo poiché sono gli “attori” di questo fenomeno ed entrambi hanno necessità di essere individuati, compresi e soprattutto aiutati. In queste fasi occorre prestare attenzione ai diversi aspetti e alle sottili difficoltà che si incontrano per evitare che i personaggi sfuggano, neghino o rifiutino l’aiuto.

Come si riconoscono nel contesto scolastico?

Sia il bullo che la vittima presentano degli atteggiamenti che con la dovuta attenzione e la specifica e aggiornata formazione dei docenti e poi della famiglia, possono essere individuati. Le caratteristiche più semplici, direi da manuale, che per prime si individuano sono: nel caso del bullo il forte bisogno di prevalere/dominare, mettere in ridicolo, intimidire, beffeggiare, è di solito una persona oppositiva, insolente, aggressiva. La vittima solitamente ha difficoltà a relazionarsi, ha una scarsa autostima, è insicura e molto sensibile spesso con problematiche fisiche o in famiglia.

Il mio progetto, “UgualMENTE”, nasce con l’intento di creare un luogo dove la vittima e l’aggressore possano trovare uno spazio in cui essere ascoltati e aiutati, cosa pensa del mio programma progettuale?

Ottima idea! Mi augurerei che possa raggiungere la fase di realizzazione. La problematica è veramente importante gli studi di osservazione continuano a segnalare un aumento di casi e purtroppo la scuola rimane l’ambiente in cui questo fenomeno manifesta la massima manifestazione. Sottolineo l’importanza d’identificare entrambi i soggetti poiché nella mia esperienza riconoscere gli “attori” ma poi non avviare un percorso in cui coinvolgere il gruppo famiglia non favorisce la risoluzione del problema. La scuola ancora non è attrezzata per questi programmi di accoglienza, ascolto e aiuto per cui, individuato il problema, si hanno molte difficoltà a indirizzarlo in un percorso. Il programma progettuale da te architettato mi sembra logisticamente e funzionalmente un ottimo luogo in cui questi giovani con problematiche possono trovare un ambiente informale e non asettico in cui aprirsi, manifestare il loro vissuto e avviarsi a un percorso di soluzione personale, familiare e sociale.

La scuola potrebbe essere disposta a un rapporto di collaborazione?

Non solo sarebbe disposta ma a mio parere rappresenterebbe un ambiente molto utile in cui la scuola nella figura dei docenti possono integrarsi con i professionisti e presentarsi in una veste diversa da quella della cattedra mostrando agli alunni un aspetto umano di sensibilità e disponibilità che favorirebbe la presenza di un punto di contatto con la famiglia diverso da quello scolastico e per gli alunni una ulteriore figura di adulto che si interessa di lui e alle sue esigenze oltre alla sua formazione culturale. Questo progetto favorisce, a mio parere, la possibilità di risolvere le problematiche dei rapporti affettivi, comunicativi e formativi tra giovani e adulti che spesso sono alla base del fenomeno del bullismo.



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